Seduto in riva al mare, su quella battigia che veniva continuamente lambita da onde soffici, me ne stavo ad occhi chiusi ascoltando in silenzio il sussurrar del mare, il suo canto ammaliante, triste ma confortante, ritmato da quel costante crepitio sordo che provoca lo scrosciare delle onde sulla superficie umida della spiaggia e da quel rotolar di granelli di sabbia e piccoli sassi che facevano da sfondo stonato a quella musica accordata di suoni salati e freschi, di limpidezza e chiarore baluginante, di spuma candida e di bolle infrante dal ritrarsi di essa.
Dalla riva era come se mi fossi spostato nella sua vastità…
nessun rumore di terra…
nessun odore se non quello dello iodio e di quell’aria frizzante che pizzicava il viso e sfrondava la vista da tutto ciò che non fosse azzurro e chiaro.
Acqua limpida. Cristallina.
Eppure rivelava la sua profondità, non era mendace come sulla riva… lì, accuratamente al riparo e coi piedi ben immersi nella terra, non si può conoscere la sua profondità… la si può solo immaginare, si scorge solo un barlume di verità… ma lì, in piedi davanti a quelle onde calme, non si può immaginare quanto possa essere profondo e senza fine. Il solo concetto può impaurire, la mente non lo accetta, non sempre… specie se non legato ad un’immagine serena e tranquilla.
Eppure il mare può anche esser in burrasca, per nulla clemente, per niente accondiscendente e tutto fuorché limpido e sincero… ingannevole ed ostile, cambia faccia quando il vento gira, quando la luce non lo raggiunge, quando le nuvole lo sovrastano, quando la pioggia lo colpisce. E lì rivela l’altra parte della sua natura. Semplicemente dirompente, paurosa, terrificante.
Sembra così innocente.
Sembra così clemente.
Ma può esser l’esatto contrario.
E tutto questo mi giungeva dalla sua profondità, da quel blu intenso così diverso da quella purezza che potevo scorgere poco prima, quando lo ammiravo dalla sua estremità terrena. Adesso che mi ritrovavo quasi sperduto in mezzo ad esso, non avevo altro che la sua profondità… ed ancora quei balugini scintillanti di onde che lo increspavano mestamente… ancora calmo… ancora sorridente…
Il sole donava esse riflessi dorati, le vedevo screziate di quel giallo ambrato così dolce che conoscevo bene…scorgevo in lontananza il raddensarsi liquido delle increspature in fiotti leggeri che si riunivano sotto un’unica parentesi senza tempo né spazio… come se si fondessero in un punto, oltre l’orizzonte, che sembrava spostarsi di continuo, mentre il sole proseguiva la sua lenta discesa e rendeva tutto l’intero paesaggio ancora più caldo ed arrossato, di una luce rosata che puoi scorgere in quelle città piene pietre e marmi grezzi, antichi e consumati dallo scorrere del tempo e delle stagioni.
Tutto era immobile eppure continuava quella sorta di corsa…
Una corsa che niente e nulla poteva vincere, una corsa già predestinata con un podio già assegnato che si sarebbe rinnovato di ora in ora ed di minuto in minuto… i protagonisti si perdevano nelle notti dei tempi e sotto le loro vestigia l’oriente si riuniva all’occidente in un qualcosa che era uguale ad ogni latitudine e longitudine.
Lo spazio non conta. Il tempo cessa di battere i suoi rintocchi.
Fermi tutto.
Ti ritrovi in un attimo in cui ogni dimensione si è persa e ti senti allo stesso tempo infinitamente piccolo ed infinitamente grande… senti i tuoi limiti e senti al contempo di non averne per un attimo. Stai volando. Su tutto e su tutti.
I tuoi occhi si schiudono ad orizzonti che mai prima d’ora avevano nemmeno osato immaginare, ogni frangente battuto si infrange in uno batter di ciglia, ogni cosa cambia. E lì percepisci quanto tu possa esser piccolo ed insignificante e cosa può davvero salvarti da tutto questo. Ciò che in quel preciso istante ti ha fatto essere in quello stato, che ha provocato quella sensazione.
Come un fermo immagine rotto, la pellicola torna a scorrere e ti ritrovi ladro a rubar pellicole che non appartengono solo a te, ma sono del mondo intero. Scopri i segreti che tali non erano e che sono sempre stati davanti ai tuoi occhi, capisci ciò che conta e cosa invece non ha senso.
E ti rendi conto di come la vita di ogni individuo su questa terra si basi su cose che svaniscono… che non hanno davvero corpo, che tutto può essere spazzato via in un secondo.
Ma tu lo sai. Ti sei aggrappato con tutte le tue forze a ciò che ti ha sempre fatto esser diverso nonostante tutto fosse contro di te. Hai creduto. Hai raggiunto un qualcosa che molti non sanno esistere. E se lo sanno, semplicemente non ci fanno caso. perché non danno ad esso alcun valore.
Ma i valori, ora che li hai scoperti per te sono altri.
Trai beneficio da cose insignificanti. Hai sempre saputo che era giusto, ma il mondo ti aveva fatto credere il contrario. Avevi rinnegato ciò che i tuoi occhi di bambino vedevano e lo stupore basito di una scoperta banale, il senso di un sorriso nato senza volerlo, lo stare ore ed ore seduto ad osservare un qualcosa senza dover esser giudicato. Volevi essere normale. Ti eri trasformato in qualcosa che non sei mai stato e non ti apparteneva. Ed ora che hai ripreso possesso della tua natura te ne fai forza. Ora che finalmente hai potuto nuovamente scoprire che esiste una condizione che può riportare ogni cosa al suo posto e che può farti tornare ad essere te stesso.
Semplicemente restando fermo.
Contemplando l’immenso.